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Presunzione di distribuzione degli utili e accertamento ai soci.
Le società a responsabilità limitata, specie quelle a ristretta base societaria, sebbene rientrino tra le società di capitali, vengono spesso considerate dal punto di vista fiscale società di persone. Un consolidato orientamento della Suprema Corte di Cassazione afferma che, se l’Amministrazione finanziaria accerta un reddito non dichiarato in capo alla società, allora dovrà accertare anche un presunto utile in capo ai soci. Si tratta di una procedura che si fonda sull’assunto secondo cui i maggiori redditi accertati alla società di capitali a ristretta base societaria si considerano distribuiti ai soci, salvo prova contraria. Questo meccanismo viene frequentemente utilizzato dagli uffici quando la società è formata da un ristretto numero di soci e i poteri di controllo dell’attività gestionale si concentrano in capo ai soci stessi.

Una delle principali critiche verso l’utilizzo di questo meccanismo sta nel fatto che trova fondamento in una doppia presunzione, ossia la correlazione di una presunzione semplice con un’altra presunzione semplice. Tale critica però non trova consenso nell’orientamento della Cassazione, secondo cui nella presunzione di distribuzione ai soci degli utili extracontabili di una società a ristretta base sociale, il fatto noto che sorregge la presunzione di distribuzione degli utili non è la sussistenza di quest’ultimi, ma la ristretta base sociale e il vincolo di solidarietà e di reciproco controllo dei soci che caratterizza la gestione sociale.
Altra contestazione sollevata contro questa tipologia di accertamento riguarda la particolare natura della presunzione, che consente all’ufficio l’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente. L’Amministrazione finanziaria, infatti, solamente sulla base di un accertamento di maggior reddito in capo a una società a ristretta base societaria, procede con l’imputare ai soci i redditi di capitale in misura corrispondente alla loro quota di partecipazione societaria, senza fornire alcun altro tipo di prova circa la distribuzione occulta di tale maggior utile ai soci sotto forma di dividendo; rimane salva per il contribuente la possibilità di fornire prova contraria.

Fattori di rischio sono certamente la presenza di legami familiari o vincoli di parentela, così come il numero e la qualità dei soci, nonchè l’amministrazione della società: se siamo infatti in presenza di pochi soci e gli stessi sono anche amministratori, è chiaro che si è maggiormente a rischio.

Fonte: estratto Ratio mattino 03/01/2017


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